TVB FXFXFXSSS

Di Giuseppina Tratta

1^ Assioma della comunicazione: non si può non comunicare

 

Breve riflessione sulla comunicazione

 

Intro

Ieri, accartocciato in un angolo, ho trovato un biglietto, sembrava un messaggio nella bottiglia e così, incuriosita l’ho aperto. Era per mio figlio e non potuto fare a meno di sbirciarne il contenuto (le mamme mi capiranno). Era una mescolanza di consonanti e si chiudeva così:.

TVB FXFXFXSSS La traduzione più plausibile è questa: “TI VOGLIO BENE TANTO TANTO TANTO”. Un contenuto magnifico, che richiama però il sibilo di un serpente. Come sappiamo questo animale non è mai stato un messaggero di buoni sentimenti e questo fatto mi ha incuriosito.

 

Paragrafo 1

L’essere umano in quanto mammifero, obbedisce alla legge cosiddetta del nido. Egli nasce, si riproduce e muore e questi caratteri essenziali lo accomunano travalicando, il sesso, la razza, la condizione sociale. Nella realtà che vediamo quotidianamente, nella nostra società, le cose sono spesso diverse. L’uomo nasce si, ma si rintana nel nido originario per tempi indefiniti; si riproduce sempre meno, osserva, aspetta e, pigramente diparte  per l’”altro mondo”. Siamo una moltitudine di osservatori e guardiamo con sospetto “l’altro” cercando di intuire cosa farà. Desideriamo capire se ci tradirà, se sarà migliore o peggiore di noi. Osserviamo piuttosto che agire, preferiamo intuire anziché esporci al confronto diretto o indiretto con le altre persone. È ormai noto che la comunicazione passa attraverso svariati canali, ma solo il 7% di essa è delegato alla comunicazione verbale; il resto sono codici paraverbali e metacomunicativi che devono essere filtrati dal carattere, dall’appartenenza e dalle credenze personali.  Immaginiamo cosa può accadere se togliamo le vocali  a questa piccola porzione di comunicazione: avremo rumori e non suoni.

 

Paragrafo 2

La comunicazione può essere assertiva  oppure non-assertiva.

La prima è contraddistinta da onestà e si rivolge in modo diretto rispettando i diritti comunicazionali condivisi. Attualmente troviamo raramente messaggi che si configurano con queste modalità.

La seconda, la comunicazione non-assertiva, si classifica in tre principali categorie: aggressiva, manipolativa, passiva e le conseguenze che ne derivano sono ribellione, risentimento, chiusura, confusione, sospetto e distacco.

Tutte le forme di comunicazione non assertiva creano di fatto negli altri un disagio. Quando una di esse viene utilizzata si verifica una separazione ed una compromissione della relazione.

Non si nasce “imparati” a comunicare, come non si nasce dotati della capacità verbale, assorbiamo quello che ci circonda, inesorabilmente, traduciamo i vari messaggi che ci arrivano dall’esterno e li facciamo nostri. Più ne riceviamo e più rientrano nel nostro concetto di normalità, cosicché il termine del titolo diventa normale ed i congiuntivi qualcosa di misterioso: è una sorta di trappola che ci incastra in situazioni conflittuali che non derivano da effettivi stati di disagio ma da mere incomprensioni.

 

Conclusione

In realtà le nuove generazioni hanno perduto qualcosa che nel passato abbondava, il pudore nell’espressione di sentimenti. Le loro comunicazioni sono una cacofonia -per nulla onomatopeutica- di TVB, MMDM, TXS, un allegro ronzare di sentimenti per nulla celati. Un tempo prima di esprimere una qualsiasi considerazione sull’amato di turno potevano passare mesi, poteva passare anche l’innamorato. Le emozioni si traducevano in un rincorrersi di pensieri che rimanevano tali. I quarantenni possono far passare anni prima di passare dal Lei al Tu, timorosi di quanto questa estrema “confidenza” possa provocare, i quindicenni dicono “Ciao” al parroco e non si chiedono nulla. Forse nell’era dell’incomunicabilità i giovani hanno scoperto il segreto per superare  la solitudine: comunicare attraverso il paradosso. In futuro forse comunicheremo mediante le metafore, ed allora riusciremo ad mettere in contatto l’istinto primario con il secondario e tutto diverrà più semplice.

…si ha la sensazione che vengano giocati molti giochi contemporaneamente, e che durante il gioco cambino le regole di ciascuno. Ogni cosa è talmente ingarbugliata che nessuno ha la minima idea di ciò che potrebbe accadere».                                  Z.Bauman